Nella semplicità delle sue ultime parole, il suo testamento spirituale
“Buona Pasqua.” Sono state queste le ultime parole con cui Papa Francesco ha salutato la Chiesa e il mondo. Un augurio semplice, pronunciato con voce affaticata, segnata dalla malattia e dalla fragilità del corpo, ma non certo da quella dello spirito. Quelle due parole, così quotidiane e immediate, racchiudono in realtà tutta la forza di un pontificato che ha fatto della semplicità la sua bandiera, e dell’essenzialità il suo linguaggio più profondo. Papa Francesco ci ha abituati a parole sobrie e gesti eloquenti. Dall’abbraccio ai poveri alle visite nelle periferie esistenziali, dall’ascolto silenzioso alla denuncia profetica delle ingiustizie, Bergoglio ha incarnato un papato che non ha cercato applausi, ma conversione. E proprio in quel “Buona Pasqua” possiamo cogliere l’eredità viva che ci lascia: un invito a non fermarci, a non accontentarci, a cercare dentro di noi la verità del Vangelo e la presenza viva di Dio. In questo saluto si possono intravedere tre grandi direzioni, che continuano a tracciare la strada per il futuro della Chiesa e del mondo.
1. Una direzione ecclesiale: Papa Francesco ha spinto la Chiesa a uscire. Non dai confini geografici, ma da quelli mentali e spirituali. L’ha chiamata a “non essere autoreferenziale”, a “non vivere per se stessa”, ma ad abitare le periferie, quelle sociali, culturali, spirituali. Ha invitato ad abbandonare ogni clericalismo, ad adottare un linguaggio capace di parlare al cuore, a non essere una fortezza, ma una casa aperta. La sinodalità, lo stile dell’ascolto, il protagonismo dei laici: tutto ha concorso a ridisegnare una Chiesa meno trionfalista e più evangelica, meno preoccupata di contare e più desiderosa di servire.
2. Una direzione sociale: In un mondo ferito da guerre, povertà, crisi climatiche e ingiustizie, Papa Francesco ha dato voce agli invisibili. Ha parlato di “globalizzazione dell’indifferenza” e ha chiesto alla Chiesa di educare non solo le coscienze, ma anche la politica, perché sia più umana, più giusta, più solidale. Ha promosso l’ecologia integrale con l’enciclica Laudato si’, ha difeso la dignità dei migranti, ha chiesto un’economia che non uccida. Il suo è stato un magistero sociale coraggioso, che non ha avuto paura di disturbare il potere pur di difendere i più deboli.
3. Una direzione esistenziale: Quel Buona Pasqua non è solo un saluto, ma un’esortazione: vincere l’immobilismo dell’anima, affrontare le tempeste della vita con speranza. Francesco ha sempre parlato alla dimensione più intima dell’essere umano. Ha dato voce alle paure, ai dubbi, alle fragilità, ma ha anche indicato una via: quella della speranza cristiana, che ha un nome e un volto, quello di Gesù Risorto. In un’epoca attraversata da ansie, crisi interiori, e solitudini profonde, il Papa ha offerto parole di luce, ha invitato a cercare un senso, a guardare oltre il buio.
Papa Francesco è stato un Papa coraggioso. Di una semplicità che a volte è stata fraintesa, a volte perfino derisa, ma che ha saputo parlare a tutti. Ha vissuto con naturalezza l’incontro con chiunque, credenti e non credenti, potenti e ultimi, in un dialogo costante con la storia e con il cuore dell’uomo. È stato un pastore che ha camminato davanti, ma anche in mezzo e dietro il gregge, secondo i tempi della gente. Quel “Buona Pasqua” è allora più di un saluto: è un testamento spirituale, un programma per ciascuno. È l’invito a credere ancora, a sperare davvero, a costruire insieme una Chiesa e un mondo capaci di futuro.
Enzo Sferrazza
